Cala la disoccupazione, ma gli occupati in più sono
soprattutto over 50: il tasso di disoccupazione giovanile, invece, resta
stabile. Secondo i dati dell'Istat, il tasso di disoccupazione ad aprile è
calato all'11,1%, giù dello 0,4% rispetto a marzo. Gli occupati salgono di 94
mila unità rispetto a marzo ma tale risultato interessa soprattutto gli
ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione giovanile dei 15-24enni si
conferma al 34%, stabile rispetto al mese precedente. In un mese sono calati i
disoccupati di 106 mila unità mentre gli occupati sono saliti di 94 mila unità.
Il tasso di disoccupazione è al livello più basso da quasi cinque anni, e
precisamente dal settembre 2012 quando era al 10,9%. I senza lavoro sono ora 2
milioni e 880 mila. Cala quindi il numero delle persone in cerca di occupazione
(-3,5%).L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei
giovani della stessa classe di età è pari all'8,8%, cioè meno di un giovane su
10 è disoccupato. Tale incidenza risulta in calo di 0,2 punti percentuali
rispetto a marzo. Il tasso di occupazione cala di 0,3 punti, mentre quello di
inattività sale di 0,5 punti. L'aumento dell'occupazione sul mese, che si
rileva sia per le donne (+0,1%) sia soprattutto per gli uomini (+0,6%),
interessa le persone ultracinquantenni (+0,5%) e in misura minore i 25-34enni,
mentre si registra un calo nelle restanti classi di età. Cresce il numero di
lavoratori dipendenti (+0,4%), sia permanenti (+0,3%) sia a termine (+1,3%). In
aumento nell'ultimo mese anche gli indipendenti (+0,4%). Il tasso di
occupazione sale al 57,9% (+0,2 punti percentuali). Anche su base annua la
crescita (+1,2% pari a +277 mila unità) è particolarmente accentuata per gli
over 50: si contano, in questa fascia d'età, 362 mila nuovi occupati, mentre
tra i 15 e i 34enni solo 37 mila. Calano addirittura tra i 35-49enni (-122
mila). L'Istat spiega come si accentui il divario generazionale dovuto alla
crescita della popolazione degli ultracinquantenni. L'aumento dell'occupazione
in questa fascia d'età, sostiene l'Istituto di statistica, è dovuto anche per
effetto dell'aumento dell'età pensionabile.
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mercoledì 31 maggio 2017
Accordo FI-PD sulla legge elettorale. Voto sempre più vicino
Durante l'incontro tra il Partito democratico e Forza Italia
in merito alla riforma della legge elettorale, i capigruppo Dem e azzurri,
Rosato, Zanda, Brunetta e Romani, hanno concordato - certifica una nota del
gruppo FI alla Camera - un calendario dei lavori per le prossime settimane.Dunque
oggi verrà presentato in commissione
Affari costituzionali a Montecitorio il maxiemendamento Fiano al testo base; domani inizieranno le votazioni in
Commissione; il nuovo testo base arriverà in Aula alla Camera il prossimo 5
giugno, e qui verrà approvato nel più breve tempo possibile; il testo
licenziato dalla Camera arriverà al Senato, dove la nuova legge elettorale
verrà approvata in modo definitivo entro la prima settimana di luglio". Renato
Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, dopo l'incontro col Pd sulla
legge elettorale, ha dichiarato: "Con i colleghi del Partito democratico
si è parlato della data della Camera. Andare in Aula il 5 e approvare la legge
nei tempi previsti dal dibattito parlamentare, per poi passare al Senato e
anche lì approvarla nel più breve tempo possibile", auspicabilmente
"entro la prima settimana di luglio". "Per quanto ci riguarda,
si può andare alle elezioni anche il 24 settembre", ha concluso il
parlamentare azzurro. Matteo Renzi nel corso della direzione del partito, ha
dichiarato: La legge elettorale "si vota nella prima settimana di
luglio" . E poi ha aggiunto: "C'è una significativa convergenza, di
Forza Italia, del M5S, di Sinistra Italiana, fino alla Lega per avere un
sistema mutuato dall'esperienza tedesca. Il punto qualificante è che il sistema
proporzionale ha il 5 per cento, elemento inamovibile del sistema tedesco"
. L'altro elemento cardine è il nome scritto sulla scheda, ha aggiunto Renzi.
Che però sull'accordo Pd-FI ha dichiarato: "Siamo contenti di questa legge
elettorale? No. Non è la nostra legge elettorale". E ancora: "Il veto
di un piccolo partito non può costituire un blocco" rispetto a un riforma
di sistema, "se uno non capisce questo, non c'è nessuna polemica da fare.
Così conclude l’intervista il segretario del PD.
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lunedì 29 maggio 2017
Elezioni amministrative: Prima prova in attesa di quelle Politiche
In Italia tutte le elezioni hanno significato "politico
nazionale". Le consultazioni amministrative del mese prossimo non fanno
eccezione. Anzi. D'altra parte, si voterà in oltre 1000 Comuni, distribuiti in
tutto il Paese. Tra questi, 4 capoluoghi di Regione (Catanzaro, Genova,
L'Aquila e Palermo) e 25 Capoluoghi di Provincia. Ancora: 8 città al voto hanno
più di 100mila abitanti e 153 più di 15mila.
Per questo si tratta di un test "politico"
importante. Il più importante, dopo il referendum costituzionale dello scorso
dicembre. Ed è probabile che l'esito stesso dell'imminente voto amministrativo
contribuisca ad assecondare oppure a scoraggiare la tentazione di chiudere
anzitempo la legislatura.Le elezioni "comunali", d'altronde, hanno assunto
un ruolo "politico" particolare, fin dai primi anni Novanta. Quando
permisero di sperimentare nuovi modelli istituzionali, di fronte alla crisi
della Prima Repubblica. L'elezione diretta dei sindaci, nel 1993, divenne,
infatti, il metodo per rispondere alla crisi dei partiti e della classe
politica, in mezzo al terremoto di Tangentopoli. I sindaci divennero, allora,
gli interpreti delle istituzioni. Per dare un volto a una democrazia
"impersonale", lontana dalla società.Dal 1993 in poi, non a caso, l'elezione diretta è stata
estesa in ogni direzione. In particolare, ai Presidenti delle Regioni. In
seguito, anche ai leader dei partiti, attraverso le primarie. Infine, agli
stessi Capi di governo, "indirettamente eletti in modo diretto",
vista la tendenza a indicare sulle schede elettorali il nome dei leader delle
coalizioni. In questo modo, la politica si è "personalizzata".
Infine, le elezioni comunali hanno favorito l'affermazione
di nuovi soggetti politici. Da ultimo, ma non certo per importanza, il M5s.
Proprio 5 anni fa. Nel 2012. Quando Federico Pizzarotti conquistò Parma. E
offrì al M5s non solo visibilità, ma fondamento. Perché fornì la prova che il
M5s non era solo una rete di movimenti e di associazioni. Ma un
"partito". Magari, un "non-partito". In grado di
conquistare il governo. Delle città, dapprima. Poi, si vedrà... Le ambizioni di
governo del M5s, peraltro, sono state amplificate alle amministrative dell'anno
scorso. Per questo il voto di giugno sollecita tanta attenzione. Perché,
comunque vada, determinerà effetti rilevanti. Non solo nelle città coinvolte.
Ma sul piano nazionale. Sul consenso dei leader di partito e di governo. Sulle
alleanze attuali e potenziali.I sondaggi condotti da Demos per Repubblica e
pubblicati nei giorni scorsi sono, dunque, interessanti. Anche se mancano due
settimane dal primo turno e un mese dall'eventuale ballottaggio. La realtà potrebbe
rivelarsi diversa, com'è già avvenuto in passato. Perché, senza considerare i
limiti del metodo adottato, la campagna elettorale è tuttora in corso. Molti
elettori (oltre 2 su 10) devono ancora decidere. E l'esito del primo turno può
cambiare profondamente il clima d'opinione. Com'è avvenuto l'anno scorso,
quando ha, certamente, "lanciato" i candidati del M5s. A Roma, ma
soprattutto a Torino.
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