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mercoledì 31 maggio 2017

Disoccupazione in calo, ma solo tra gli ultracinquantenni.



Cala la disoccupazione, ma gli occupati in più sono soprattutto over 50: il tasso di disoccupazione giovanile, invece, resta stabile. Secondo i dati dell'Istat, il tasso di disoccupazione ad aprile è calato all'11,1%, giù dello 0,4% rispetto a marzo. Gli occupati salgono di 94 mila unità rispetto a marzo ma tale risultato interessa soprattutto gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione giovanile dei 15-24enni si conferma al 34%, stabile rispetto al mese precedente. In un mese sono calati i disoccupati di 106 mila unità mentre gli occupati sono saliti di 94 mila unità. Il tasso di disoccupazione è al livello più basso da quasi cinque anni, e precisamente dal settembre 2012 quando era al 10,9%. I senza lavoro sono ora 2 milioni e 880 mila. Cala quindi il numero delle persone in cerca di occupazione (-3,5%).L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all'8,8%, cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato. Tale incidenza risulta in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a marzo. Il tasso di occupazione cala di 0,3 punti, mentre quello di inattività sale di 0,5 punti. L'aumento dell'occupazione sul mese, che si rileva sia per le donne (+0,1%) sia soprattutto per gli uomini (+0,6%), interessa le persone ultracinquantenni (+0,5%) e in misura minore i 25-34enni, mentre si registra un calo nelle restanti classi di età. Cresce il numero di lavoratori dipendenti (+0,4%), sia permanenti (+0,3%) sia a termine (+1,3%). In aumento nell'ultimo mese anche gli indipendenti (+0,4%). Il tasso di occupazione sale al 57,9% (+0,2 punti percentuali). Anche su base annua la crescita (+1,2% pari a +277 mila unità) è particolarmente accentuata per gli over 50: si contano, in questa fascia d'età, 362 mila nuovi occupati, mentre tra i 15 e i 34enni solo 37 mila. Calano addirittura tra i 35-49enni (-122 mila). L'Istat spiega come si accentui il divario generazionale dovuto alla crescita della popolazione degli ultracinquantenni. L'aumento dell'occupazione in questa fascia d'età, sostiene l'Istituto di statistica, è dovuto anche per effetto dell'aumento dell'età pensionabile.

Accordo FI-PD sulla legge elettorale. Voto sempre più vicino



Durante l'incontro tra il Partito democratico e Forza Italia in merito alla riforma della legge elettorale, i capigruppo Dem e azzurri, Rosato, Zanda, Brunetta e Romani, hanno concordato - certifica una nota del gruppo FI alla Camera - un calendario dei lavori per le prossime settimane.Dunque oggi  verrà presentato in commissione Affari costituzionali a Montecitorio il maxiemendamento Fiano al testo base;  domani inizieranno le votazioni in Commissione; il nuovo testo base arriverà in Aula alla Camera il prossimo 5 giugno, e qui verrà approvato nel più breve tempo possibile; il testo licenziato dalla Camera arriverà al Senato, dove la nuova legge elettorale verrà approvata in modo definitivo entro la prima settimana di luglio". Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, dopo l'incontro col Pd sulla legge elettorale, ha dichiarato: "Con i colleghi del Partito democratico si è parlato della data della Camera. Andare in Aula il 5 e approvare la legge nei tempi previsti dal dibattito parlamentare, per poi passare al Senato e anche lì approvarla nel più breve tempo possibile", auspicabilmente "entro la prima settimana di luglio". "Per quanto ci riguarda, si può andare alle elezioni anche il 24 settembre", ha concluso il parlamentare azzurro. Matteo Renzi nel corso della direzione del partito, ha dichiarato: La legge elettorale "si vota nella prima settimana di luglio" . E poi ha aggiunto: "C'è una significativa convergenza, di Forza Italia, del M5S, di Sinistra Italiana, fino alla Lega per avere un sistema mutuato dall'esperienza tedesca. Il punto qualificante è che il sistema proporzionale ha il 5 per cento, elemento inamovibile del sistema tedesco" . L'altro elemento cardine è il nome scritto sulla scheda, ha aggiunto Renzi. Che però sull'accordo Pd-FI ha dichiarato: "Siamo contenti di questa legge elettorale? No. Non è la nostra legge elettorale". E ancora: "Il veto di un piccolo partito non può costituire un blocco" rispetto a un riforma di sistema, "se uno non capisce questo, non c'è nessuna polemica da fare. Così conclude l’intervista il segretario del PD.



lunedì 29 maggio 2017

Elezioni amministrative: Prima prova in attesa di quelle Politiche



In Italia tutte le elezioni hanno significato "politico nazionale". Le consultazioni amministrative del mese prossimo non fanno eccezione. Anzi. D'altra parte, si voterà in oltre 1000 Comuni, distribuiti in tutto il Paese. Tra questi, 4 capoluoghi di Regione (Catanzaro, Genova, L'Aquila e Palermo) e 25 Capoluoghi di Provincia. Ancora: 8 città al voto hanno più di 100mila abitanti e 153 più di 15mila.
 Per questo si tratta di un test "politico" importante. Il più importante, dopo il referendum costituzionale dello scorso dicembre. Ed è probabile che l'esito stesso dell'imminente voto amministrativo contribuisca ad assecondare oppure a scoraggiare la tentazione di chiudere anzitempo la legislatura.Le elezioni "comunali", d'altronde, hanno assunto un ruolo "politico" particolare, fin dai primi anni Novanta. Quando permisero di sperimentare nuovi modelli istituzionali, di fronte alla crisi della Prima Repubblica. L'elezione diretta dei sindaci, nel 1993, divenne, infatti, il metodo per rispondere alla crisi dei partiti e della classe politica, in mezzo al terremoto di Tangentopoli. I sindaci divennero, allora, gli interpreti delle istituzioni. Per dare un volto a una democrazia "impersonale", lontana dalla società.Dal 1993 in poi, non a caso, l'elezione diretta è stata estesa in ogni direzione. In particolare, ai Presidenti delle Regioni. In seguito, anche ai leader dei partiti, attraverso le primarie. Infine, agli stessi Capi di governo, "indirettamente eletti in modo diretto", vista la tendenza a indicare sulle schede elettorali il nome dei leader delle coalizioni. In questo modo, la politica si è "personalizzata". 
Infine, le elezioni comunali hanno favorito l'affermazione di nuovi soggetti politici. Da ultimo, ma non certo per importanza, il M5s. Proprio 5 anni fa. Nel 2012. Quando Federico Pizzarotti conquistò Parma. E offrì al M5s non solo visibilità, ma fondamento. Perché fornì la prova che il M5s non era solo una rete di movimenti e di associazioni. Ma un "partito". Magari, un "non-partito". In grado di conquistare il governo. Delle città, dapprima. Poi, si vedrà... Le ambizioni di governo del M5s, peraltro, sono state amplificate alle amministrative dell'anno scorso. Per questo il voto di giugno sollecita tanta attenzione. Perché, comunque vada, determinerà effetti rilevanti. Non solo nelle città coinvolte. Ma sul piano nazionale. Sul consenso dei leader di partito e di governo. Sulle alleanze attuali e potenziali.I sondaggi condotti da Demos per Repubblica e pubblicati nei giorni scorsi sono, dunque, interessanti. Anche se mancano due settimane dal primo turno e un mese dall'eventuale ballottaggio. La realtà potrebbe rivelarsi diversa, com'è già avvenuto in passato. Perché, senza considerare i limiti del metodo adottato, la campagna elettorale è tuttora in corso. Molti elettori (oltre 2 su 10) devono ancora decidere. E l'esito del primo turno può cambiare profondamente il clima d'opinione. Com'è avvenuto l'anno scorso, quando ha, certamente, "lanciato" i candidati del M5s. A Roma, ma soprattutto a Torino.

Elezioni Regno Unito: I sondaggi premiano la May, ma Corbyn è in rimonta.


Il vantaggio registrato nelle ultime settimane dal partito Conservatore di Theresa May appare essere sempre più ridotto nei confronti del diretto concorrente, Il partito laburista di Jeremy Corbyn. Secondo l’autorevole istituto di ricerca Yougov, i Tories sarebbero sempre in testa con il 43 per cento delle preferenze, ma la novità assoluta sarebbe il 38 per cento registrato dal partito laburista.

Quest’ultimo avrebbe guadagnato tre punti in una sola settimana con il miglior grado di approvazione da quando Jeremy Corbyn è divenuto leader nel 2015. I liberaldemocratici di Tim Farron si attestano intorno al 10 per cento, con l’Ukip al 4 per cento.Se la tendenza fosse applicata sul totale delle costituencies (circoscrizioni), i Conservatori perderebbero oltre 17 seggi di vantaggio attuali (prima che il Parlamento fosse sciolto), limitandosi a due soli parlamentari di maggioranza. Il margine di vantaggio è il più stretto registrato dallo scorso aprile, quando al numero 10 di Downing Street risiedeva David Cameron, dimessosi dopo la sconfitta nel referendum Brexit. Lo scorso aprile, quando la premier Theresa May invocò le snap election (elezioni anticipate), il vantaggio si attestava intorno ai 24 punti. Era dai tempi del segretario Ed Milliband, ottobre 2014, che il partito laburista non raggiungeva simili percentuali di consenso.Secondo il sondaggio, l’elettorato ha più fiducia nel partito conservatore nelle politiche riguardanti la sicurezza e la difesa, con un 41 per cento contro il 18 per cento dei Labour nello stesso settore.Il calo di consenso appare netto dopo la presentazione dei rispettivi programmi di governo in caso di vittoria, con i Laburisti che sono apparsi più convincenti nella tutela della classe lavoratrice e sulle politiche del welfare in generale.Se venisse confermato su scala territoriale, i Tories vincendo con un ristretto margine come questo, otterrebbero l’effetto contrario per cui la premier May ha puntato alle elezioni anticipate. L’intento di rafforzare il consenso ed ottenere una maggioranza più ampia di quella che già possedeva potrebbe avere un effetto boomerang.Ma i sondaggi sono tali per definizione, da prendere sempre con i guanti. Visti i precedenti pronostici, fra elezioni americane e Brexit, niente appare del tutto scontato.