Durante l'incontro tra il Partito democratico e Forza Italia
in merito alla riforma della legge elettorale, i capigruppo Dem e azzurri,
Rosato, Zanda, Brunetta e Romani, hanno concordato - certifica una nota del
gruppo FI alla Camera - un calendario dei lavori per le prossime settimane.Dunque
oggi verrà presentato in commissione
Affari costituzionali a Montecitorio il maxiemendamento Fiano al testo base; domani inizieranno le votazioni in
Commissione; il nuovo testo base arriverà in Aula alla Camera il prossimo 5
giugno, e qui verrà approvato nel più breve tempo possibile; il testo
licenziato dalla Camera arriverà al Senato, dove la nuova legge elettorale
verrà approvata in modo definitivo entro la prima settimana di luglio". Renato
Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, dopo l'incontro col Pd sulla
legge elettorale, ha dichiarato: "Con i colleghi del Partito democratico
si è parlato della data della Camera. Andare in Aula il 5 e approvare la legge
nei tempi previsti dal dibattito parlamentare, per poi passare al Senato e
anche lì approvarla nel più breve tempo possibile", auspicabilmente
"entro la prima settimana di luglio". "Per quanto ci riguarda,
si può andare alle elezioni anche il 24 settembre", ha concluso il
parlamentare azzurro. Matteo Renzi nel corso della direzione del partito, ha
dichiarato: La legge elettorale "si vota nella prima settimana di
luglio" . E poi ha aggiunto: "C'è una significativa convergenza, di
Forza Italia, del M5S, di Sinistra Italiana, fino alla Lega per avere un
sistema mutuato dall'esperienza tedesca. Il punto qualificante è che il sistema
proporzionale ha il 5 per cento, elemento inamovibile del sistema tedesco"
. L'altro elemento cardine è il nome scritto sulla scheda, ha aggiunto Renzi.
Che però sull'accordo Pd-FI ha dichiarato: "Siamo contenti di questa legge
elettorale? No. Non è la nostra legge elettorale". E ancora: "Il veto
di un piccolo partito non può costituire un blocco" rispetto a un riforma
di sistema, "se uno non capisce questo, non c'è nessuna polemica da fare.
Così conclude l’intervista il segretario del PD.

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